Licenziamenti, sindacati in pressing 

Il Consiglio dei Ministri che varerà il Recovery Plan si terrà questa settimana. Lo ha annunciato il premier Draghi ai vertici di Cgil, Cisl e Uil, incontrati martedì a Palazzo Chigi. Draghi ha confermato che il Piano ammonterà a 221,5 miliardi di euro, di cui 69 a fondo perduto. Le grandi opere saranno 57. I commissari meno, perché alcuni di loro sovrintenderanno più opere. Sui contenuti sindacati confederali e presidente del Consiglio torneranno ad incontrarsi dopo il Primo maggio.
Spiega il segretario generale della Cisl Sbarra: ”Draghi ci ha parlato della necessità che sull’attuazione del piano ci sia una mobilitazione collettiva e che il Governo è disponibile ad interloquire in maniera permanente con le parti sociali e le forze politiche nazionali e locali”. Per i sindacati la priorità è rilanciare gli investimenti ed evitare nuovi licenziamenti.
In particolare Cgil, Cisl e Uil sono in costante pressing per ottenere una proroga ulteriore del blocco dei licenziamenti: per ora fissato al 30 giugno e al 31 ottobre, a seconda del settore di utilizzo della cassa Covid-19 in attesa del riordino della Cig e di veri servizi per il lavoro. In particolare, è prevista una proroga fino al 31 ottobre 2021 per le piccole imprese del terziarie.
Il premier non ha risposto alle sollecitazioni, rimandando all’incontro che mercoledì i sindacati avranno con il ministro del Lavoro Orlando.
I sindacati chiedono di essere coinvolti nelle riforme di fisco, ammortizzatori sociali e della Pubblica amministrazione. ”Ognuna delle sei missioni del Pnrr – dice il leader della Cgil Landini – dovrà indicare quanti posti di lavoro verranno creati”.
Osserva il numero uno della Uil Bombardieri: ”Nel merito delle questioni aspettiamo il documento che sarà presentato nei prossimi giorni alla presidenza del Consiglio e alle Camere, dopo saremo in grado di dare un giudizio più articolato. Per il momento c’è la necessità che il piano sia collegato con il Def e con le linee di politica industriale. Il presidente del Consiglio ha dato su questo grande rassicurazione”.
L’imperativo del Governo, comunque, è fare presto, ma soprattutto fare bene, come ha detto Draghi incontrando in questi giorni ai partiti a Palazzo Chigi anche le forze politiche.
La qualità del piano nazionale conta più della tempistica, è il messaggio che arriva dalla Commissione europea. Ed è con questa consapevolezza che il Governo si prepara al rush finale sul Recovery plan italiano, quel Piano nazionale di rilancio e resilienza da 191,5 miliardi, che il premier intende inviare a Bruxelles puntuale il 30 aprile. Ma il cantiere del Pnrr è ancora aperto: sono in movimento diversi capitoli, nella composizione non facile di progetti e cronoprogramma.
Tra i nodi da sciogliere resta però quello della governance del piano. La regia sarà a Palazzo Chigi ma nel dettaglio, si ragiona in ambienti della maggioranza, si discute ed è forte il pressing dei Ministri per sedere al tavolo. L’invito della Commissione europea è inviare a Bruxelles un piano che punti sulla qualità, anche se ciò dovesse voler dire scavallare la scadenza del 30 aprile. L’Ue avrà infatti due mesi per validare i piani nazionale, per poi dare a luglio la prima tranche di risorse: per l’Italia fino a 27 miliardi. Come spenderle, quali interventi programmare per primi, dovrà essere indicato nel documento, così come un cronoprogramma dettagliato che da qui al 2026 si sarà chiamati a rispettare. L’effetto dovrebbe essere propulsivo della crescita: si stima per ora un 3,6% in più ma probabilmente la crescita al 2026 sarà esponenzialmente maggiore.
Giampiero Guadagni – Articolo apparso su Conquiste del Lavoro del 20 aprile 2021 

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